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Avv. Marzano

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Dott. Piscopo

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La variazione quantitativa o qualitativa del patrimonio del debitore può configurare l’eventus damni quale presupposto oggettivo dell’azione revocatoria dell’atto dispositivo

Cass., Sez. VI, ord. 18 giugno 2019, n. 16221

IL CASO
La Corte distrettuale aveva rigettato il gravame proposto da taluni dei ricorrenti, garanti per fideiussione della società debitrice principale in quanto, rispettivamente, legale rappresentante p. t. e presidente, avverso la sentenza con la quale il giudice di prime cure aveva accolto la domanda revocatoria di cui all’art. 2901 c.c. dell’atto di disposizione di un cespite, sub specie di atto di compravendita, in loro proprietà e ritenuto pregiudizievole delle ragioni del creditore.

LE QUESTIONI
Con il primo motivo i ricorrenti contestavano la ritenuta sussistenza del c.d. eventus damni, quale presupposto oggettivo dell’azione ex art. 2901 ss. c.c., attesa la natura di atto a titolo oneroso dell’atto di disposizione del patrimonio, peraltro composto da numerosi beni immobili soltanto in parte soggetti a gravame ed in un caso oggetto di accertamento sub iudice.
Il secondo motivo di ricorso censurava la ritenuta sussistenza della scientia damni in capo al debitore, quale requisito addizionale per l’esercizio dell’azione revocatoria ordinaria, sulla scorta di elementi presuntivi che sarebbero risultati ignorati dalla Corte di merito.
Analogamente, il terzo motivo di ricorso denunciava l’erronea valutazione degli elementi presuntivi
da cui desumere la sussistenza del consilium fraudis in capo al terzo, peraltro escluso da altri indici che sarebbero stati ignorati.

IL PRINCIPIO DI DIRITTO
Il giudice di legittimità rigetta il ricorso e richiama la propria consolidata giurisprudenza, in ragione della quale il requisito dell’eventus damni risulta integrato non soltanto da un atto dispositivo del patrimonio che rechi un integrale pregiudizio alla consistenza patrimoniale del debitore, ma anche quante volte lo stesso atto di disposizione determini, con una valutazione operata ex ante con riferimento alla data dell’atto dispositivo, una variazione in via quantitativa ovvero anche soltanto qualitativa del patrimonio, tale da sortire una maggiore incertezza o difficoltà nel soddisfacimento del credito. Non rileva pertanto la sussistenza di altri obbligati, in qualità di coobbligati solidali in via sussidiaria, nei confronti del creditore, sul quale ultimo grava l’onere di dimostrare tali modificazioni quantitative o qualitative della garanzia patrimoniale; diversamente dall’onere che incombe sul debitore di provare l’idoneità del patrimonio residuo a soddisfare ampiamente le ragioni del creditore, in guisa da sottrarsi agli effetti dell’azione revocatoria.
Gli elementi presuntivi da cui desumere la sussitenza della scientia damni in capo al debitore, così come la partecipatio fraudis del terzo nelle fattispecie che involgono atti a titolo oneroso, desumibile anche tramite presunzioni semplici, sono rimessi all’apprezzamento del giudice di merito, incensurabile in sede di legittimità ove congruamente motivato.

(omissis)
RAGIONI DELLA DECISIONE

  1. Con il primo motivo, rubricato «Violazione e falsa applicazione
    dell’art. 2901 c. c. comma 1 circa la sussistenza del requisito del
    pregiudizio (eventus dannni) recato dall’atto di compravendita in
    relazione all’art. 360 comma 1 n. 3 c.p.c.», i ricorrenti contestano la
    ritenuta sussistenza del cd. eventus damni nel caso di specie, per
    aver la Corte di merito ritenuto che, con la ricordata vendita, si
    sarebbe verificata una variazione quantitativa e qualitativa del
    patrimonio del debitore tale da rendere più incerto e difficile il
    soddisfacimento del credito della Banca, in quanto, ad avviso dei
    Giudici del merito, il patrimonio immobiliare residuo, essendo gravato
    da ipoteche, sarebbe inidoneo a garantire il soddisfacimento del
    credito di cui al decreto ingiuntivo notificato dalla banca alla DTP
    S.r.l., poi fallita, divenuto definitivo per mancata opposizione.
    Sostengono i ricorrenti che la Corte territoriale non avrebbe
    tenuto in considerazione che la vendita in parola era atto a titolo
    oneroso, sicché nel patrimonio dei venditori sarebbe entrata una
    somma di denaro pari al valore di mercato del bene venduto; inoltre,
    il patrimonio dei ricorrenti si comporrebbe di numerosi beni immobili
    idonei a garantire e permettere alla banca di soddisfare il suo credito;
    deducono, altresì, che solo alcuni di tali beni sarebbero soggetti a
    gravami, contrariamente a quanto riferito genericamente nella
    sentenza impugnata/ ed evidenziano, peraltro, che il bene sito a
    Monterotondo, alla via del Casaletto 22 (cat. C/6), sarebbe soggetto a
    ipoteca volontaria della Cassa di Risparmio di Reti ma il credito
    vantato da tale istituto di credito sarebbe stato contestato in
    autonomo giudizio, sicché sia il debito che la conseguente ipoteca,
    pur se formalmente ancora iscritti, sarebbero in realtà inesistenti.
    Rappresentano, infine, i ricorrenti che la Banca del Lavoro, oltre
    alla garanzia dei predetti, vanterebbe un ulteriore diritto di garanzia
    nei confronti della società consortile EUROFIDI, in virtù dell’impegno
    sussidiario a suo tempo offerto per il 50% del credito.
    1.1. Il motivo è infondato
    Osserva il Collegio che, come questa Corte ha più volte affermato,
    il presupposto oggettivo dell’azione revocatoria ordinaria (cd. eventus
    damni) ricorre non solo nel caso in cui l’atto dispositivo comprometta
    totalmente la consistenza patrimoniale del debitore, ma anche
    quando lo stesso atto determini una variazione quantitativa o anche
    soltanto qualitativa del patrimonio che comporti una maggiore
    incertezza o difficoltà nel soddisfacimento del credito, con la
    conseguenza che grava sul creditore l’onere di dimostrare tali
    modificazioni quantitative o qualitative della garanzia patrimoniale,
    mentre è onere del debitore, che voglia sottrarsi agli effetti di tale
    azione, provare che il suo patrimonio residuo sia tale da soddisfare
    ampiamente le ragioni del creditore (Cass., ord., 19/07/2018, n.
    19207, Cass. 3/0272015, n. 1902/15).
    In particolare, questa Corte ha pure affermato il principio, che va
    ribadito in questa sede, secondo cui a fondamento dell’azione
    revocatoria ordinaria non è richiesta la totale compromissione della
    consistenza patrimoniale del debitore, ma soltanto il compimento di
    un atto che renda più incerto o difficile il soddisfacimento del credito,
    che può consistere non solo in una variazione quantitativa del
    patrimonio del debitore, ma anche in una modificazione qualitativa di
    esso; a questo proposito, la sostituzione di un immobile con il denaro
    derivante dalla compravendita — come nella specie — comporta di per
    sé una rilevante modifica qualitativa della garanzia patrimoniale, in
    considerazione della maggiore facilità di cessione del denaro (Cass.
    9/02/2012, n. 1896).
    Peraltro, va rilevato che quanto affermato a p. 3 e 4 della
    sentenza impugnata in relazione al patrimonio residuo non risulta, in
    sostanza, scalfito dalle doglianze dei ricorrenti, i quali neppure hanno
    contestato la ritenuta – da parte della Corte di merito – istituzione di
    un fondo patrimoniale sui beni – ad eccezione di un
    magazzino/deposito di mq. 4 – siti in Monterotondo di proprietà di
    entrambi i fideiussori e hanno confermato che sul bene sito in
    Monterotondo, piazza Roma, n. 24 (Cat. C/2) è iscritta ipoteca legale
    a favore di Equitalia e che sull’immobile sito a Monterotondo, via del
    Casaletto, n. 22 è iscritta ipoteca volontaria della Cassa di Risparmio
    di Rieti, pur se, con riferimento a tale ultimo bene, i ricorrenti hanno
    dedotto che il credito sottostante tale ipoteca sarebbe contestato,
    pendendo al riguardo un giudizio iniziato nel 2015 (come si evince dal
    NRG indicato dai predetti, v. p. 8 del ricorso). Tale ultima deduzione
    deve ritenersi tuttavia irrilevante, in quanto, ai fini dell’integrazione
    dell’elemento oggettivo dell’eventus damni, non è necessario che
    l’atto abbia reso impossibile la soddisfazione del credito, ma è
    sufficiente che abbia causato maggiore difficoltà od incertezza nel
    recupero coattivo, secondo una valutazione operata ex ante, con
    riferimento alla data dell’atto dispositivo (nella specie risalente al
    2012) e non a quella futura dell’effettiva realizzazione del credito,
    avendo riguardo anche alla modificazione qualitativa della
    composizione del patrimonio (Cass. 1/08/2007, n. 16986).
    Infine, si osserva che è stato affermato dalla giurisprudenza di
    legittimità, e tanto va ribadito in questa sede, che, qualora uno solo
    tra più coobbligati solidali compia atti di disposizione del proprio
    patrimonio, è facoltà del creditore promuovere l’azione revocatoria, ai
    sensi dell’art. 2901 cod. civ. – ricorrendone i presupposti – nei suoi
    confronti, a nulla rilevando che i patrimoni degli altri coobbligati siano
    singolarmente sufficienti a garantire l’adempimento (Cass.
    31/03/2017, n. 8315); pertanto, a nulla rileva che vi siano altri
    obbligati, peraltro in via sussidiaria, nei confronti della banca.
  2. Con il secondo motivo, rubricato «Violazione e falsa
    applicazione dell’art. 2697 c.c. circa l’accertamento del requisito della
    consapevolezza del pregiudizio in capo al debitore (scientia damni) in
    relazione all’art. 360 comma 1 n. 3 c.p.c.. Violazione e falsa
    applicazione dell’art. 2901 … comma 1 n. 1 c. c. circa la sussistenza
    del requisito della consapevolezza del pregiudizio in capo al debitore
    (scientia damni) in relazione all’art. 360 comma 1 n. 3 c.p.c.».
    Sostengono i ricorrenti che le ragioni a sostegno della ritenuta
    sussistenza della scientia damni del debitore, oltre a non essere
    esaustive e complete, non sarebbero neppure corrette e veritiere, in
    quanto non sarebbe stato provato che gli essi fossero rispettivamente
    il legale rappresentante e il Presidente della DTP e dunque, come tali,
    conoscendo la situazione di decozione della società, erano
    consapevoli di arrecare pregiudizio con l’atto di vendita.
    Deducono, inoltre, i ricorrenti che la Corte di merito avrebbe pure
    ignorato elementi presuntivi , rilevanti ai fini dell’esclusione del
    requisito della scienza damny( -fl’atto di cui si discute in causa era a
    titolo oneroso, sicché non avrebbe comportato alcun depauperamento
    o alcuna diminuzione patrimoniale in capo ai ricorrenti; b) al
    momento della compravendita del 2012 residuavano altri beni in capo
    al De Tursi e alla Cloro e tale consistenza patrimoniale sarebbe stata
    idonea ex se ad escludere qualsiasi consapevolezza, in capo ai
    venditori, di arrecare pregiudizio alle ragioni creditorie della banca; c)
    dalla corrispondenza intercorsa tra le parti e prodotta dall’istituto di
    credito emergerebbe solo l’esistenza di trattative per rinegoziare il
    debito, e sul punto sarebbe poi stata raggiunta l’intesa nel 2011, e
    non anche l’intenzione della banca di adire le vie legali per la tutela
    delle proprie ragioni).
    2.1. Il motivo é infondato, non risultando essere state contestate
    le qualità di legale rappresentante e presidente della DTP S.r.l.
    (debitrice principale), poi fallita, in capo rispettivamente al De Tursi e
    alla Cloro, essendo state tali circostanze dedotte in giudizio
    dall’istituto di credito senza che gli attuali ricorrenti abbiano precisato
    in quali atti e in che termini abbiano mosso al riguardo specifiche
    contestazioni (v. controricorso p. 15).
    Inoltre, si rileva che, in tema di azione revocatoria ordinaria,
    quando l’atto di disposizione sia successivo al sorgere del credito,
    come nel caso all’esame, unica condizione per il suo esercizio è la
    conoscenza che il debitore abbia del pregiudizio delle ragioni
    creditorie, nonché, per gli atti a titolo oneroso, l’esistenza di analoga
    consapevolezza in capo al terzo, la cui posizione, sotto il profilo
    soggettivo, va accomunata a quella del debitore; la relativa prova può
    essere fornita tramite presunzioni, il cui apprezzamento è devoluto al
    giudice di merito ed è incensurabile in sede di legittimità ove
    congruamente motivato (Cass. 30/12/2014, n. 27546; Cass.
    17/08/2011, n. 17327 e Cass. 11/02/2005, n. 2748). E la Corte di
    merito, nella specie, ha sinteticamente ma congruamente motivato
    (v. sentenza impugnata p. 4 e 5) in relazione alla consapevolezza di
    arrecare pregiudizio alle ragioni creditorie in capo ai predetti e a Cloro
    Francesco, peraltro tenendo conto, nella medesima sentenza
    impugnata, della residua consistenza patrimoniale dei venditori, il che
    rileva anche con riferimento all’esame del secondo motivo (v. quanto
    già osservato al riguardo in relazione al primo motivo) ed
    evidenziando che la volontà di risolvere il contratto di conto corrente
    con la revoca degli affidamenti risaliva al 27 maggio 2011 (v.
    sentenza impugnata p. 4).
  3. Con il terzo motivo, rubricato «Violazione e falsa applicazione
    dell’art. 2901 c. c. comma 1 n. 2 c.c. circa la sussistenza del requisito
    della consapevolezza del pregiudizio in capo al terzo (consilium
    fraudis) in relazione all’art. 360 comma 1 n. 3 c.p.c.», i ricorrenti,
    premesso che la Corte di merito ha ritenuto sussistente il requisito
    della consapevolezza in capo al terzo acquirente desumendolo da
    alcuni elementi presuntivi ed in particolare dal fatto che Francesco
    Cloro, essendo padre e suocero dei venditori e abitando nello stesso
    Comune, non poteva non conoscere le vicende patrimoniali dei
    predetti, lamentano che la predetta Corte abbia ignorato alcuni
    elementi presuntivi che escluderebbero la sussistenza della
    consapevolezza in parola e avrebbe valutato erroneamente quelli
    indicati in sentenza (v. ricorso p. 13 e 14).
    3.1. Il motivo è inammissibile, atteso che la prova del predetto
    atteggiamento soggettivo può essere fornita tramite presunzioni il cui
    apprezzamento è devoluto al giudice di merito ed è incensurabile in
    sede di legittimità ove congruamente motivato (Cass. 22/03/2016, n.
    5618 e Cass. 17/08/2011, n. 17327), con la precisazione che la prova
    della participatio fraudis del terzo, necessaria ai fini dell’accoglimento
    dell’azione revocatoria ordinaria nel caso in cui l’atto dispositivo sia
    oneroso e successivo al sorgere del credito, può essere ricavata
    anche da presunzioni semplici, ivi compresa la sussistenza di un
    vincolo parentale tra il debitore ed il terzo, quando tale vincolo renda
    estremamente inverosimile che il terzo non fosse a conoscenza della
    situazione debitoria gravante sul disponente (Cass. 5/03/2009, n.
    5359).
    (omissis)
  4. Il ricorso va, pertanto, rigettato.
    (omissis)

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